foto antonio g bortoluzzi

 

"Alla fine, dopo ogni fallimento, mi sono accorto che una delle poche cosa che sapevo fare era leggere. Dopo le lunghe giornate al lavoro nei cantieri e in fabbrica, dopo i bar, gli amici e perfino dopo l’amore rimaneva uno spazio che potevo riempire leggendo tutto quello che mi piaceva. Oppure potevo scrivere, cercando di dilatare quello spazio e quel tempo"

Paesi alti

PAESI ALTI ANTEPRIMA

PREMIO GAMBRINUS -"GIUSEPPE MAZZOTTI" 2017 a PAESI ALTI

La Giuria ha deciso all’unanimità di assegnare il Premio GAMBRINUS - “GIUSEPPE MAZZOTTI”, nella sezione MONTAGNA: CULTURA E CIVILTA', a “PAESI ALTI” di Antonio G. Bortoluzzi (Ed. Biblioteca dell’Immagine).

La motivazione: "Racconto disegnato con rapide immagini che, scorrendo in successione, rendono il senso della vita nei paesi di montagna negli anni difficili seguiti all’ultima guerra. È uno sguardo sulla crescita di Tonìn, che da ragazzo dai sentimenti fragili e insicuri, e che sogna altri destini, si prepara a diventare uomo consapevole, e forte. Bortoluzzi ci regala quadri di vivace immediatezza usando magistralmente parole semplici, chiare, dirette, che si fanno poesia per trasmettere suggestioni, per donare vere emozioni. Il lettore viene trascinato nei Paesi alti, e sente addosso a sé le stesse fatiche, le privazioni e i sogni del protagonista e dei suoi compagni di disincanto. Romanzo che lascia segni profondi, che dà luce ad un mondo poco conosciuto e dunque trascurato, che guida a guardare la montagna con occhi e con animo diversi".

La giuria della 35a edizione è composta da Dario Benetti, Loredana Capuis, Mirella Tenderini, Francesco Vallerani, Alessandra Viola, Franco Viola e Italo Zandonella Callegher. Ponte di Piave TV, 18 novembre 2017

PAESI ALTI, il romanzo che coglie l'anima delle genti di montagna

Negli anni Cinquanta, in certi borghi sperduti di montagna, tutto è immobile sotto distese di neve che sembrano non sciogliersi nemmeno d’estate. Le parole boom economico, lì nei Paesi alti, non hanno alcun significato. Allora si emigra, si lavora la terra, si allevano bestie e si risparmia su tutto, anche sulle parole.
Paesi alti narra la storia del giovane Tonìn, di sua madre, della comunità che li circonda e avvolge. Una storia che dà voce alle cose non dette e che rimangono per sempre in fondo all’anima.

Non si vince mai da soli: tutto sul Premio Gambrinus - Mazzotti

copertina romanzo e Antonio G. Bortoluzzi

I premi sono una bella cosa e io sono stato molto fortunato in questi anni: i tre libri pubblicati con Edizioni Biblioteca dell’Immagine hanno sempre avuto l’attenzione di giurie importanti. Per “Cronache dalla valle”, ancora inedito, c’è stata quella grande cosa dell’essere finalista e segnalato al Premio Italo Calvino a Torino; per “Vita e morte della montagna” il Premio Dolomiti Awards - Miglior libro di montagna al Belluno Film Festival 2016; per “Paesi alti” (finalista al Leggimontagna del C.A.I. 2015 e al Premio Cortina d’Ampezzo 2016) una vittoria entusiasmante: il Premio Gambrinus-Giuseppe Mazzotti 2017 nella sezione Montagna cultura e civiltà. È un onore immenso.

Però io credo che i libri non si fanno da soli e in ogni caso da soli si vince poco. E non è modestia, è proprio cercare di ricordare con sincerità un percorso e un momento esaltante.

"Tra il cuore e l'ascella", un cortometraggio in Valturcana

Antonio G. Bortoluzzi e DVD Tra il cuore e l'ascella

 

Io traffico con le parole: servono per mettere in piedi una storia con dei personaggi che si muovono dentro un mondo. Qualcosa che abbia un cuore e magari sia utile a qualcuno: alle volte sono stato fortunato e dal nulla sono comparsi sulla pagina i luoghi, i visi, le voci e aspetti che nemmeno m’immaginavo di voler dire e sono stati scoperti da altri che hanno completato il quadro.
In questo caso è accaduto con il cortometraggio dal titolo “Tra il cuore e l’ascella” del filmaker Eros De Bona che ha voluto trarre da un mio racconto questo bel film di 25 minuti. Il racconto “Tra il cuore e l’ascella” era stato segnalato al Premio letterario Frontiere-Grenzen e pubblicato in antologia nel 2009, a Eros era piaciuto molto perché parlava di un’esperienza di vita anche sua: l’emigrazione.
Dal racconto abbiamo ricavato la sceneggiatura e poi coinvolto conoscenti e amici per provare a fare una cosa grande per noi: il primo film.

La solitudine, la montagna e le presentazioni

Presentazione Paesi alti

Andiamo verso le 80 presentazioni in poco più di due anni dall’uscita di “Paesi alti”.
Dico andiamo perché ci sono delle persone che mi invitano, che fanno il passa parola, mettono energie e tempo per un libro, una serata intorno a un tema o semplicemente per “far qualcosa” per i concittadini, i paesani, gli amici.
Questo incontrarsi di persone mi fa venire in mente la faccenda della solitudine e della montagna.

Se ne parla, se ne scrive e sembrano tutti d’accordo. Magari si ragiona meno sullo spopolamento, sui boschi che assediano gli abitati, o sui piccoli negozi di paese che chiudono. Invece la condizione dell’Uomo solo al cospetto della Natura (e di se stesso) che attraverso la solitudine raggiunge la risposta, il senso, la dimensione, sembra un tema centrale.

A scuola dopo 35 anni, un laboratorio sul racconto breve

collage copertine libri

 

Pensavo che fare un laboratorio supplementare di scrittura sul racconto breve in un liceo, fosse come chiedere a dei muratori, di ritorno la sera dal cantiere, perché non fate un po’ di movimento che vi fa bene alla linea? E quindi trovarmi di fronte a studentesse e studenti con espressioni del tipo: ma sta scherzando? Il tizio vuol parlare di libri e farci anche scrivere un racconto con cui partecipare a un concorso letterario tra diversi licei per il Premio Comisso? Qualcuno gli dica che siamo a maggio e praticamente sfiniti!

E invece nell’aula del liceo Marconi a Conegliano (TV) ho trovato curiosità e attenzione fino all’ultimo, minuto dell’ultimo giorno, dell’ultima storia utile. E ho imparato un po’ di cose dai quei 24 studenti.

"Paesi alti" 70 incontri e la vita fuori dai libri

Paesi alti - Antonio G. Bortoluzzi - 70 incontri

 

Due anni, 70 presentazioni, tanti luoghi e persone per raccontare Paesi alti. E in due anni la vita, fuori dai libri, scorre con ritmi propri; a volte rallenta e altre fugge via come l’acqua scura dei torrenti in piena. E quindi ci sono dei grazie che non si possono più dire a certe persone, perché i testimoni di questo romanzo sono nati in quello che si può considerare ormai un altro mondo: gli anni ’30 del ‘900. E queste persone si stanno congedando da noi. Grazie dal profondo del cuore a chi mi ha regalato la propria memoria di ragazzino: la vita nei prati e con gli animali, il lavoro e la penuria di quegli anni difficili. In particolare ci sono dei quadri dentro Paesi alti, doni dell’oralità, che io ho solo raccolto:

la storia di Fonsìn e del rastrellamento;

"Paesi alti", Cortina d'Ampezzo e gli anni '50

Antonio G. Bortoluzzi - copertina I Brusaz - Zangrandi

Essere stato con “Paesi alti” nella terzina finalista al Premio della montagna Cortina d’Ampezzo 2016 mi ha fatto molto piacere, anche perché mette insieme un po’ di fatti della mia storia familiare e dice qualcosa sull’origine delle storie che scrivo.

Per tutto il mondo Cortina è un luogo di ricchezza, celebrità, film, sport, vetrine, moda, vip, ma per me che ho sempre vissuto in Alpago (a 80 chilometri di distanza), Cortina è soprattutto un luogo che mi fa pensare a gente che ci va per lavorare.

Dalla metà del ‘900 i miei nonni (materno e paterno) hanno fatto i muratori nella Perla delle Dolomiti, così come mio padre con cui ho vissuto nelle baracche del cantiere edile negli anni ‘70. Mio fratello ha fatto il falegname e io stesso ho fatto l’imbianchino negli anni ’80.

premio italo calvino

Finalista e segnalato dalla giuria nelle edizioni XXI e XXIII

 

gruppo italiano scrittori di montagna

Membro accademico del GISM dal 2013