Come si fanno le cose - letto da critici e giornalisti

Copertina romanzo

Condivido con immenso piacere alcuni estratti degli splendidi articoli che in queste settimane hanno accompagnato “Come si fanno le cose” (Marsilio Editori) su quotidiani, riviste, web. Credo che un romanzo sia soprattutto negli occhi e nel cuore di chi legge.

"Bortoluzzi costruisce un racconto ilare e struggente, dove in filigrana sembra già di vedere un film con Claudio Bisio nei panni di Valentino e Lino Guanciale in quelli di Massimo. Con in più l’idea robusta di credere ancora in un presente dove essere di nuovo, insieme, parte di qualcosa.” Il Piccolo di Trieste: Pietro Spirito.

“Tanto di più si può apprezzare la scrittura ironica di un Bravo autore, Antonio G. Bortoluzzi che in Come si fanno le cose evita i toni apocalittici, la facile epica del disastro industriale anche quando racconta proprio questo: il disastro industriale.” Corriere del Veneto, Corriere del Trentino: Francesco Chiamulera

“Un romanzo che parla di montagna, lavoro, ma anche di avventura, amicizia, amore”. Mattino di Padova, Nuova di Venezia, Corriere delle Alpi: Nicolò Menniti-Ippolito

Paesi alti

PAESI ALTI ANTEPRIMA

PREMIO GAMBRINUS -"GIUSEPPE MAZZOTTI" 2017 a PAESI ALTI

La Giuria ha deciso all’unanimità di assegnare il Premio GAMBRINUS - “GIUSEPPE MAZZOTTI”, nella sezione MONTAGNA: CULTURA E CIVILTA', a “PAESI ALTI” di Antonio G. Bortoluzzi (Ed. Biblioteca dell’Immagine).

La motivazione: "Racconto disegnato con rapide immagini che, scorrendo in successione, rendono il senso della vita nei paesi di montagna negli anni difficili seguiti all’ultima guerra. È uno sguardo sulla crescita di Tonìn, che da ragazzo dai sentimenti fragili e insicuri, e che sogna altri destini, si prepara a diventare uomo consapevole, e forte. Bortoluzzi ci regala quadri di vivace immediatezza usando magistralmente parole semplici, chiare, dirette, che si fanno poesia per trasmettere suggestioni, per donare vere emozioni. Il lettore viene trascinato nei Paesi alti, e sente addosso a sé le stesse fatiche, le privazioni e i sogni del protagonista e dei suoi compagni di disincanto. Romanzo che lascia segni profondi, che dà luce ad un mondo poco conosciuto e dunque trascurato, che guida a guardare la montagna con occhi e con animo diversi".

La giuria della 35a edizione è composta da Dario Benetti, Loredana Capuis, Mirella Tenderini, Francesco Vallerani, Alessandra Viola, Franco Viola e Italo Zandonella Callegher. Ponte di Piave TV, 18 novembre 2017

PAESI ALTI, il romanzo che coglie l'anima delle genti di montagna

Negli anni Cinquanta, in certi borghi sperduti di montagna, tutto è immobile sotto distese di neve che sembrano non sciogliersi nemmeno d’estate. Le parole boom economico, lì nei Paesi alti, non hanno alcun significato. Allora si emigra, si lavora la terra, si allevano bestie e si risparmia su tutto, anche sulle parole.
Paesi alti narra la storia del giovane Tonìn, di sua madre, della comunità che li circonda e avvolge. Una storia che dà voce alle cose non dette e che rimangono per sempre in fondo all’anima.

Come si fanno le cose

Copertina

Il mio nuovo romanzo dal titolo "Come si fanno le cose" sarà in libreria a maggio nella collana "Romanzi e racconti" diretta da Chiara Valerio per la splendida Marsilio Editori.

A quattro anni dall'uscita di "Paesi alti", dopo 120 incontri con persone e realtà stupende e vere, il grande onore di ricevere il Premio Gambrinus Giuseppe Manzotti "Montagna cultura e civiltà", non vedo l'ora di presentare questa nuova storia di montagna, di industria, di avventura, e in fondo, d'amore a cui ho lavorato tanti anni.

Al centro ci sono due operai cinquantenni che sognano una vita più giusta: per questo sono disposti a tutto, perfino a rubare. La copertina è stata disegnata da Arianna Vairo (che collabora con l'Espresso e il New York Times) e il romanzo sarà presentato in antepriama a Tribùk a febbraio 2019.

Vita e morte della montagna

vita e morte della montagna anteprima

L’ABBANDONO E IL RITORNO ALLA MONTAGANA

Nessuno era riuscito a cacciarli via. Non la povertà dell’Ottocento, né il massacro delle due guerre mondiali. Non la miseria del dopoguerra, né l’emigrazione. Non  erano state la fame, le malattie, le alluvioni e nemmeno i terremoti.
Se n’erano andati dalla loro montagna perché l’avevano voluto, uno alla volta, lungo la strada asfaltata. In fondo alla valle c’era qualcosa alla portata di tutti.
Il lavoro. Il benessere. E pareva meglio di quanto avessero mai avuto.
Vita e morte della montagna è la storia di un abbandono, è la storia di intere generazioni sradicate dalla montagna, per un sogno alla fine disatteso. È una storia di fughe e ritorni alla propria terra, mai narrata prima.

L’INDICE DEI LIBRI

Bortoluzzi racconta con sofferente pietà e straordinario vigore espressivo la fine dolorosa di un’epoca di cui non tutto è da rimpiangere, ma di cui qualcosa avrebbe dovuto essere salvato. Un romanzo forte, intenso e direi necessario”.
Margherita Oggero, Torino, giugno 2013.

Cronache dalla valle

cronache dalla valle anteprima

STORIE DAI MONTI DELL’ALPAGO

In Cronache dalla valle c’è la storia di Ciano che è solo un ragazzo ma quando cavalca Spagna, la sua cavalla, si sente un uomo e di suo nonno che ha deciso di farla ammazzare perché è troppo vecchia. E quella del partigiano Cencio, detto Fulmine, cui tocca giustiziare una spia e nessuno sa che il prigioniero è suo paesano. E della signora Amelia, che ha preparato tutto fin nei minimi particolari prima di salire sulla sedia e recitare il Padre Nostro. C’è la storia di Iaco Dei Siori che corre tra le viti slacciandosi le braghe, e di Maria, sua figlia che è andata a servire a Venezia e ogni mattina quando si sveglia sente la puzza del mare che è mille volte più forte dell’odore delle vacche e delle pecore e anche dei maiali. E quella di Lisa che osserva il vecchio Silvio steso dentro la bara, sbarbato e in ordine come non lo è mai stato, e tutti dicono che era un brav’uomo e solo lei sa cosa le ha fatto quando era solo una bambina e badava alle galline.
Questi sono solo alcuni dei personaggi delle sedici storie che raccontano un’isolata valle montana negli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento con la sua gente, le bestie, la terra, il lavoro e tutta la vita bastarda e bella.
Sedici racconti: brevi come carezze, brucianti come schiaffi, forti come risate.

PREMIO ITALO CALVINO

XXI Edizione: “La giuria decide inoltre di segnalare l’opera di Antonio G. Bortoluzzi per la precisone stilistica e la spregiudicatezza di sguardo su una claustrofobica realtà isolata dal mondo contemporaneo”. Torino, maggio 2008