Paesi alti

PAESI ALTI ANTEPRIMA

L'ANIMA DELLA MONTAGNA

Negli anni Cinquanta, in certi borghi sperduti di montagna, tutto è immobile sotto distese di neve che sembrano non sciogliersi nemmeno d’estate. Le parole boom economico, lì nei Paesi alti, non hanno alcun significato. Allora si emigra, si lavora la terra, si allevano bestie e si risparmia su tutto, anche sulle parole.
Paesi alti narra la storia del giovane Tonìn, di sua madre, della comunità che li circonda e avvolge. Una storia che dà voce alle cose non dette e che rimangono per sempre in fondo all’anima.

PREMIO DELLA MONTAGNA CORTINA D'AMPEZZO 2016 - FINALISTA

Motivazione della giuria: “Un frammento di paese aggrappato alla montagna e una piccola umanità avvinta alla natura, ai suoi riti millenari con le stagioni che scandiscono la vita di una gente a cui arrivano da lontano gli echi di una Storia che, dopo la guerra, sta riprendendo il suo cammino nella speranza del cambiamento. Al centro un ragazzo alla Mark Twain, una madre ossessionata dalle buone maniere, un padre emigrante da sostituire, intorno gli amici di borgata, scavati nei volti antichi di uomini e di donne di un mondo scomparso, al quale tributare tuttavia un’ultima carezza della memoria incastonata in un tempo di semplici gioie e reticenti sofferenze. Una storia di sentimenti ruvidi e forti raccontati in una scrittura la cui gergalità paesana si scioglie nella proprietà di una prosa limpida e vigorosa, per la qualità del racconto e di uno stile che ad esso regala un particolare risalto espressivo.”

PREMIO C.A.I. LEGGIMONTAGNA 2015 - TERZO CLASSIFICATO

Vita e morte della montagna

vita e morte della montagna anteprima

L’ABBANDONO E IL RITORNO ALLA MONTAGANA

Nessuno era riuscito a cacciarli via. Non la povertà dell’Ottocento, né il massacro delle due guerre mondiali. Non la miseria del dopoguerra, né l’emigrazione. Non  erano state la fame, le malattie, le alluvioni e nemmeno i terremoti.
Se n’erano andati dalla loro montagna perché l’avevano voluto, uno alla volta, lungo la strada asfaltata. In fondo alla valle c’era qualcosa alla portata di tutti.
Il lavoro. Il benessere. E pareva meglio di quanto avessero mai avuto.
Vita e morte della montagna è la storia di un abbandono, è la storia di intere generazioni sradicate dalla montagna, per un sogno alla fine disatteso. È una storia di fughe e ritorni alla propria terra, mai narrata prima.

L’INDICE DEI LIBRI

Bortoluzzi racconta con sofferente pietà e straordinario vigore espressivo la fine dolorosa di un’epoca di cui non tutto è da rimpiangere, ma di cui qualcosa avrebbe dovuto essere salvato. Un romanzo forte, intenso e direi necessario”.
Margherita Oggero, Torino, giugno 2013.

Cronache dalla valle

cronache dalla valle anteprima

STORIE DAI MONTI DELL’ALPAGO

In Cronache dalla valle c’è la storia di Ciano che è solo un ragazzo ma quando cavalca Spagna, la sua cavalla, si sente un uomo e di suo nonno che ha deciso di farla ammazzare perché è troppo vecchia. E quella del partigiano Cencio, detto Fulmine, cui tocca giustiziare una spia e nessuno sa che il prigioniero è suo paesano. E della signora Amelia, che ha preparato tutto fin nei minimi particolari prima di salire sulla sedia e recitare il Padre Nostro. C’è la storia di Iaco Dei Siori che corre tra le viti slacciandosi le braghe, e di Maria, sua figlia che è andata a servire a Venezia e ogni mattina quando si sveglia sente la puzza del mare che è mille volte più forte dell’odore delle vacche e delle pecore e anche dei maiali. E quella di Lisa che osserva il vecchio Silvio steso dentro la bara, sbarbato e in ordine come non lo è mai stato, e tutti dicono che era un brav’uomo e solo lei sa cosa le ha fatto quando era solo una bambina e badava alle galline.
Questi sono solo alcuni dei personaggi delle sedici storie che raccontano un’isolata valle montana negli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento con la sua gente, le bestie, la terra, il lavoro e tutta la vita bastarda e bella.
Sedici racconti: brevi come carezze, brucianti come schiaffi, forti come risate.

PREMIO ITALO CALVINO

XXI Edizione: “La giuria decide inoltre di segnalare l’opera di Antonio G. Bortoluzzi per la precisone stilistica e la spregiudicatezza di sguardo su una claustrofobica realtà isolata dal mondo contemporaneo”. Torino, maggio 2008